Valentina

 Dovevo nascere oggi, invece ho tardato e sono nata tre giorni dopo. Dovevo chiamarmi Valentina, come una santa per l'amore o come la Crepax, dea dello sfrenato: mi hanno rinominata, come un file dal contenuto da salvare. Eccomi a non festeggiare, per l'ennesima volta, la mia totale incomprensione ai rapporti amorosi. Ci ho creduto, o quanto ci ho creduto all'amore, ai sentimenti, ai pentimenti. Invece siamo carne che soffrigge e si brucia. Vorrei avere i tuoi occhi a guardarmi con passione e non compassione, sentire la tua voce dolce ammaliarmi passando dal condotto uditivo che buca il cervello e porta ad un'estasi stupefacente. Invece non ho i tuoi baci, i tuoi abbracci, vivo nel silenzio della notte e al freddo di una casa vuota. Mi accetto e non illudo più la mia anima nuda. Dentro di me sento che potrei ancora donarmi; mi fermo qui: basta errori vecchi.

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