Pietà
I sentimenti sono inspiegabili. Ognuno di noi sente i propri e cercare di esprimerli diventa un'impresa improba. Nella testa è tutto facile: ci capiamo per l'immediatezza delle nostre esigenze. Poi usciamo dalla parte metafisica e compare l'aspetto terreno, vedendo quel basso livello da cui cerchiamo di elevarci. Vediamo gli occhi che ci guardano e non sappiamo cosa dire. Ma il sentimento più triste è la pietà che rifuggo con ostinazione. Preferisco odiare e amare, ma non patire senza poter far nulla. La famosa statua dove una madre tiene il figlio fra le braccia è un'immagine che mi tormenta. Quando muore un genitore siamo orfani, muore un coniuge siamo vedovi, ma se muore un figlio non esiste un termine così difficile che sappia comunicare il grande dolore. Potremmo chiamarlo pietà, perché è la rassegnazione a non superare mai la perdita del nostro futuro. Vivo nel presente con la speranza che non succeda nulla ai miei figli. Devono andare avanti per la loro strada...