Un calice di filosofia
Mi piacciono i discorsi davanti a una birra o un bicchiere di vino. Ci si rilassa sentendo collidere corpo e anima. Gli sguardi diventano languidi e le parole fluiscono da una fonte che irradia sensazioni. Poi avvicinare le ginocchia, che diventano parte di quel movimento che rende unici, perché negli animali le gambe allontanano e non uniscono. Sento il tuo sguardo e lo rifuggo, ascolto le tue parole, la tua voce, la tristezza e la dolcezza, quel ripetere sempre in modo differente il mio mondo: non è nostro.
Soffro, a modo mio, della mia solitudine in cui non entra nessuno. Non voglio anime perse e neanche lanciare messaggi, perché nessuna bottiglia porta il mio urlo al di là del tavolo.
Ho gioito del verde degli alberi, il sole mi ha scaldato, la pioggia rinfrescato, l'acqua ha saziato la mia anima. Il corpo vivo cerca ancora il piacere e lo trova. L'anima morta vuole fermarsi, sa già che il percorso non ha futuro né speranza. Ecco mi manca la fiducia nel domani, una strada corta che conosco. Finirò fra breve o fra molto la vita dei miei anni; comunque il meglio è già venuto e se n'è andato. Ho avuto fortuna a incontrare una nuova opportunità. Non mi accontento. Con un'aspergismo mimetico rifuggo gli altri e me stessa. Tiro le coperte del mio destino e compro nuovi vestiti per spogliarmi del passato che mi corre dietro.
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